Venerdì, 26 Agosto 2016 10:03

SPORT E FATICA PERIFERICA

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Edwards nel 2004 ha dato una definizione di fatica:

incapacità di mantenere la forza e la potenza richieste o sperate.

Questa definizione non spiega i meccanismi fisiologici e biochimici che sono alla base della fatica, ma permette di unire tra loro le teorie della fatica di origine periferica e di origine centrale.

Infatti la fatica è un fenomeno complesso e multifattoriale.

A cosa serve la fatica?

 Sembra una domanda banale, in realtà la sensazione della fatica è estremamente importante per mantenere l’omeostasi del corpo durante l’esercizio, indipendentemente da durata e condizioni dell’esercizio.

La fatica è quindi un campanello di allarme che ci fa percepire quando  è necessario ridurre l’intensità/durata dell’esercizio per evitare che questo causi danni al nostro stesso organismo.

Esistono 2 tipi di fatica: periferica e centrale.

Fatica di origine periferica:

  • generata a livello del muscolo stesso
  • legata soprattutto a esercizi di breve durata

La fatica periferica determina una riduzione della forza della contrazione muscolare, della velocità di contrazione e della potenza massima sviluppata. Ci si accorge dell’insorgere della fatica periferica quando in palestra dopo una serie di ripetizioni con carico, non si riesce più a sollevare il carico iniziale.

Fatica di origine centrale:

  • originata nel sistema nervoso centrale.
  • appare con esercizi intensi e prolungati

La fatica centrale è la principale responsabile del calo di motivazione quando lo sforzo è molto prolungato.

FATICA PERIFERICA:

è legata principalmente alla diminuzione delle scorte di glicogeno muscolare. Il glicogeno è una riserva di energia mediante la quale siamo in grado di conservare glucosio nei muscoli per utilizzarlo quando serve.

Durante l’allenamento in un soggetto ben allenato il consumo (cioè deplezione) di glicogeno avviene quando lo sforzo si aggira intorno al 65% della VO2max (ndr: il 100% della VO2max corrisponde alla massima intensità di esercizio tollerabile da un soggetto per tempi lunghi).

Mentre in un soggetto sedentario la deplezione di glicogeno avviene al 70% della VO2max.

Quindi il soggetto allenato mantiene a lungo le sue riserve di glicogeno.

Una alimentazione iperglucidica nei giorni che precedono un esercizio prolungato ad alta intensità permette di rifornire al meglio le scorte di glicogeno e quindi di ritardare la comparsa della fatica.

Il consumo di zuccheri (glucosio) durante l’esercizio prolungato, preserva le riserve di glicogeno e ritarda il fenomeno della fatica. Lo sanno bene i maratoneti che devono rifornirsi regolarmente di bevande glucidiche o gel/barrette.

Nel corpo sono presenti altre fonti di energia (come i grassi depositati nell’adipe e le proteine muscolari), queste servono a ritardare la fatica? NO.

  • I grassi del tessuto adiposo vengono utilizzati molto più lentamente degli zuccheri (metabolismo glucidico).
  • Gli aminoacidi che derivano dalla distruzione (catabolismo) delle proteine durante l’esercizio sono molto pochi, quindi non vengono usati come fonte di energia.
  • Mentre il glicogeno e immediatamente utilizzabile.

L’esercizio d’intensità elevata e prolungata richiede, dunque, glicogeno muscolare. Quando il glicogeno muscolare si esaurisce compare la fatica periferica.

Una seconda causa della fatica periferica è l’abbassamento del pH:

  • durante l’esercizio ad alta intensità viene utilizzata fosfocreatina ed aumenta la concentrazione di FOSFATO plasmatica. Il fosfato causa a sua volta un aumento di PROTONI (H+) e quindi un abbassamento del Ph
  • durante lo sforzo ad alta intensità (in condizioni anaerobiche) aumenta la produzione di ACIDO LATTICO (o LATTATO) che contribuisce ad abbassare il pH.

L’abbassamento del pH causato dai due fattori sopra, riduce la forza di contrazione muscolare.

L’allenamento aerobio riduce l’abbassamento del pH e questo spiega l’innalzamento della soglia della fatica nel soggetto allenato. Cioè un soggetto allenato va incontro ad una minore riduzione del pH del sangue, quindi la fatica si instaura più lentamente.

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